Mi dicevano che ero troppo sensibile – Federica Bosco

Prezzo: 13,51 €

Numero di pagine: 235

Casa editrice: Vallardi

Trama:

«Ho sempre saputo di essere troppo sensibile. Fin da quando ero piccola mi accorgevo di non percepire le cose come gli altri bambini, ma di sentirle in maniera molto più profonda, intensa, lacerante, da qualche parte fra il cuore e la pancia. Però non riuscivo a esprimerle in nessun modo…» È così che Federica Bosco ci introduce tra i chiaroscuri di un universo ancora sconosciuto, spesso trascurato persino dalla psicologia e dai tanti specialisti che dovrebbero occuparsi delle mille sfumature dell’animo umano. Un universo popolato da creature particolarmente ‘frangibili’, dotate di antenne che percepiscono con la potenza di radar le gioie e il dolore altrui, che si sentono diverse dai più, e spesso a disagio, che temono i rumori e qualunque stimolo violento, che si definiscono certamente ‘difficili’, ma anche creative, generose ed empatiche. Insomma, creature ipersensibili. Ed è nel loro mondo segreto, tra le sfumature di personalità complesse e affascinanti, tra idiosincrasie e virtù, che ci porta per mano una delle scrittrici italiane più amate, firmando un libro che è insieme un manuale e un’intima confessione, capace di dare a chi fino a oggi si è sentito solo e incompreso il coraggio, l’autostima e la forza per alzare la testa. Mettere le ali. E scoprire che quello che credevano un handicap in realtà può essere uno straordinario superpotere.

Recensione:

Ricordo perfettamente il giorno in cui ho acquistato questo libro, è passato quasi un anno ma l’incanto provato davanti a quella copertina meravigliosa è ancora impresso nella mia mente. Era un momento difficile, forse il primo in diciassette anni di vita. Mi ritrovavo a fare i conti con una parte di me che non volevo accettare, la mia sensibilità.

Ero, più che mai, alla ricerca di risposte e certezze e quel libro, dalla copertina coloratissima e la trama così adatta a me, sembrava essere un’ottima soluzione. Tuttavia, dopo una ventina di pagine, lo avevo lasciato perdere, quasi scottata dal contenuto di quelle pagine.

Circa due settimane fa, mentre sistemavo la mia libreria, mi è capitato tra le mani e qualcosa dentro di me mi ha spinto a dare una seconda opportunità a questo libro: devo ammettere che si è trattata della scelta giusta. Finalmente quelle parole non mi facevano più paura, ero pronta a capire, lo volevo.

L’autrice dà inizio a questa avventura, parlando della sua esperienza di bambina, e poi donna, ipersensibile. Un percorso ricco di incomprensioni, gioie e dolori, sentimenti vissuti al massimo della loro intensità.

“Quando cresci non interessa più a nessuno del perché ti comporti in una certa maniera, sei solo problematico, un disadattato, e sta a te tentare di adeguarti.”

Sono proprio queste sensazioni ad aver inizialmente portato l’autrice a pensare di essere sbagliata, non all’altezza del mondo che la circondava. Ad oggi, come lei stessa scrive, è riuscita a fare pace con quel difetto che considera il suo Superpotere. Il suo obiettivo è ora quello di aiutare chi, come lei, possiede una sensibilità decisamente superiore alla media.

“Ascoltando e rispettando le mie necessità sento una libertà incredibile, sento di accogliermi e di volermi davvero bene.”

Quella che segue è una vera e propria guida per persone ipersensibili, un insieme di consigli e rassicurazioni che arrivano immediatamente al cuore e all’animo di chi sente di appartenere a questa categoria. Federica Bosco ci prende per mano e ci accompagna in un viaggio non facile, quello verso la consapevolezza di noi stessi.

In ogni singola parola ho trovato conforto, la spinta necessaria per cambiare le cose. Quest’opera mi ha toccato l’anima, mi ha fatto piangere e sorridere, ma soprattutto mi ha fatto sentire capita, dando un senso alle mie insicurezze. Talvolta mi sembrava che fosse stato scritto apposta per me.

Non posso far altro che consigliarvi questo libro, con la speranza che rappresenti una ventata d’aria fresca nelle vostre vite, uno spiraglio di luce in un momento buio. Anche se non vi riconoscete in questa categoria, questa guida saprà arricchirvi, insegnandovi a guardare il mondo e gli altri con occhi diversi.

Il mio voto: 10/10

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Americanah- Chimamanda Ngozi Adichie

Prezzo: 15 €

Numero di pagine: 494

Casa editrice: Einaudi

Trama:
Ifemelu ha una borsa di studio a Princeton ed è l’autrice di «Razzabuglio», un blog di largo seguito che denuncia con pungente leggerezza i pregiudizi ancora diffusi negli Stati Uniti. Ne ha fatta di strada da quando, tredici anni prima, appena arrivata dalla Nigeria, faticava a pagare l’affitto e si sforzava di adeguare accento e aspetto agli standard americani. Eppure c’è qualcosa che Ifemelu non riesce a dimenticare. In fondo al cassetto della memoria conserva ancora il ricordo di Obinze, il ragazzo voluto fin dal primo istante e poi lasciato senza una spiegazione, con un taglio netto frutto della vergogna, che dopo qualche tentativo in Inghilterra, si è rifatto una vita in Nigeria, sposandosi e diventando un uomo di successo, pur non avendola mai dimenticata. Tornare indietro nel tempo è impossibile, ma non nello spazio. Contro il buon senso e il parere di tutti, Ifemelu sale su un aereo per Lagos intenzionata a riprendere il filo di una storia interrotta.

Recensione:

Se dovessero chiedermi cosa mi spinge ad acquistare un libro, non avrei dubbi: la copertina e la trama. Nel caso di questo libro non mi sono smentita, i miei occhi sono subito stati attirati dalla ragazza dai capelli riccissimi e dal titolo in rosso. La trama è stata un’ulteriore conferma, volevo leggerlo. Ringrazio il mio istinto poiché questo è stato un acquisto decisamente azzeccato.

Sin dalle prime pagine le parole della protagonista, Ifemelu, ci trasportano nella sua realtà, quella di un’ America che è ormai la sua casa, seppur fatichi ancora ad accettare chi è considerato “diverso”. E’ proprio in quel territorio tutto da conoscere che Ifemelu scopre di essere “nera” e l’esistenza stessa del concetto di razza. Inizialmente si lascia travolgere da tutto ciò, fa di tutto per assumere un perfetto accento americano, che la tenga al riparo dalle incomprensioni e dagli sguardi interdetti, e tenere a bada i suoi capelli, rischiando di bruciarli a causa dei liscianti chimici.
Tuttavia, decide presto di rinunciare all’artefatto accento americano e ricomincia a parlare inglese con la sua naturale cadenza nigeriana, inizia a sentire la necessità di smettere di fingere e di tornare ad essere se stessa. Inizia a scrivere di ciò che ha subito, diventando una blogger di successo e invitando le donne di colore ad accettare ed amare il loro aspetto. Ormai è una donna fiera di sè stessa, che lotta affinché i pregiudizi vengano abbandonati. Allo stesso tempo, tramite continui flashback e ricordi, veniamo proiettati nella sua terra natale, quella che l’ha vista nascere e crescere, la Nigeria. Quel luogo rappresenta, tuttavia, molto più di un pezzo di terra. E’ lo scrigno della sua infanzia, dei ricordi con Obinze, il suo primo amore.

Ed è proprio Obinze l’altro protagonista di questa storia, un ragazzo colto e dal cuore grande. Egli trova, seppur per poco, una nuova vita in Inghilterra per poi tornare, dopo innumerevoli fallimenti, in Nigeria, paese che per lui ha il sapore del rimpianto. Adesso è un uomo di successo e un padre di famiglia, nonostante quel ruolo lo renda particolarmente teso, come una cravatta dal nodo troppo stretto.

Le loro vite, dopo un’intensa storia d’amore, si dividono bruscamente, procedendo come linee parallele. Entrambi sembrano aver superato quel sentimento, perfettamente integrati nei meccanismi delle loro nuove realtà: Ifemelu è riuscita a farsi ammettere a Princeton mentre Obinze ha un lavoro decisamente redditizio. Il destino, tuttavia, ha ben altro in serbo per loro. Ifemelu decide di abbandonare l’America, sentendo di aver perso sè stessa e di voler ritrovarsi, e di tornare a vivere in Nigeria. E’ proprio in questo ritorno che trova significato il titolo di quest’opera. Ifemelu è diventata “Americanah”, termine inizialmente usato dalle sue amiche, non riconosce più le strade affollate di Lagos, è ormai estranea a quella che era casa sua. Il rincontro con Obinze è particolarmente significativo, i due devono fare i conti con quanto è cambiato in quei tredici anni, è giunto il momento
di riprendere in mano una vita lasciata in sospeso.

Questo libro mi ha fatto riflettere come pochi prima di esso avevano fatto. Americanah è una perfetta rappresentazione della nostra società, che finge tolleranza per poi erigere muri altissimi. Il tentativo di Ifemelu di omologarsi è simbolo di tutte le situazioni in cui si è costretti a rinnegare la propria identità per non essere giudicati “Diversi” e in un cero senso sbagliati. Quest’opera mi ha fatto letteralmente innamorare dello stile dell’autrice, scorrevole e ricco di riferimenti. Sono convinta di voler leggere qualche suo altro scritto, mi ha davvero conquistata.

Non lasciatevi spaventare dal numero delle pagine, divorerete letteralmente questo libro. Penso che tutti dovrebbero leggerlo per imparare a guardare con occhi nuovi a una situazione tanto discussa quanto drammatica.

Il mio voto è 10/10

“Il tuo nome sussurrato ai miei sensi ” di Caterina Frecentese.

Eccoci qui con una nuova recensione, questa volta in collaborazione con la gentilissima Caterina Frecentese, autrice emergente di grandissimo talento.

Trama:

Una telefonata. E da lì la fine. La fine della serenità per Katia, una giovane donna di ventun anni, costretta ad affrontare una corsa contro il tempo per raggiungere una persona a lei tanto cara. E poi il fallimento e il dolore per non essere arrivata in tempo, “per non avercela fatta”. Ciò le causerà un rimorso costante e una nostalgia infinita.

La stessa che prova Caterina quando comprende che sta per morire. Ed è così che, su quella vecchia poltrona, comincia a pensare a tutta la sua vita: alle soffrenze, all’amore perduto e ritrovato, alle gioie per i suoi figli e ai fallimenti interiori.

Le due donne hanno molto in comune. Più di quanto tanti anni di differenza possano far credere.

Recensione:

“Il tuo nome sussurrato ai miei sensi ” è una storia che mi ha molto colpita, facendomi provare una miriade di emozioni allo stesso tempo. Non vedo, dunque, l’ora di farvi conoscere questa validissima lettura.

Si apre con una canzone di Ermal Meta la storia autobiografica narrata da Caterina Frecentese. Parole dolcissime e ricche di significato, perfettamente coerenti con la storia stessa.

“Una stanza che sembra avere troppi ricordi, su un un orizzonte di carta rivedo i giorni in cui c’eri.”

L’autrice ci introduce nella vita di due donne, Caterina e Katia, figlie di due epoche diverse, i cui animi resteranno legati in eterno. Il loro è un incontro speciale, avvenuto quando Katia è appena nata. Eppure, in quei piccoli occhietti vispi, Caterina rivede la bambina che è stata e non può far altro che legarsi a lei.

Il loro rapporto è ricco di tenerezza, fatto di piccoli gesti e attenzioni. Caterina insegna a Katia a cucinare, mentre la piccola prova ad insegnarle a leggere.

In modo genuino e autentico, Caterina, ormai giunta al termine della sua esistenza, ripercorre le tappe più importanti della sua vita, in un viaggio tra le gioie e le delusioni che l’hanno resa una donna forte.

Mi sono spesso commossa tra le righe di un’esistenza non sempre facile, talvolta ingiusta, ma ho avvertito la grinta di questo personaggio così speciale. Caterina rappresenta uno scrigno di saggezza e virtù, non si lascia piegare dal dispiacere e dimostra gratitudine per ogni attimo, pur conducendo una vita semplice.

Lo stesso viaggio è quello che intraprende Katia, legata indissolubilmente a Caterina, per scoprire quella che è stata l’esistenza di uno dei pilastri della sua vita e riuscire a superare il senso di colpa per non essere arrivata in tempo, travolta dalla fatalità del destino.

Pur essendo così giovane, si dimostra molto matura, volendo onorare la memoria della sua amata Caterina.

Notevole è, inoltre, la descrizione che l’autrice fa di Sarno, la città che vede nascere e crescere Caterina: una piccola cittadina che costituisce il fulcro di questa storia così sentita ed autentica.

Questo libro ci permette di affacciarci su due mondi così diversi e lontani nel tempo, eppure segnati da sofferenze e gioie comuni, rappresentati perfettamente dalle due protagoniste. Ci insegna che certi legami nascono all’improvviso e rappresentano enormi fonti di felicità e di crescita.

È un inno alla vita, a non smettere mai di sognare e di amare: la vita non è eterna, non c’è tempo da sprecare. Non dobbiamo crogiolarci nel dolore, occorre rimettersi in piedi e lottare per un domani migliore.

Vi lascio una delle citazioni che più ho amato di questa storia. Parole che esprimono alla perfezione il sentimento che lega le due donne.

Porterò con me il tuo modo di essere e di fare, la tua bontà e la tua dolcezza talvolta miste alla delusione nei confronti della vita che ti ha regalato più dispiaceri che gioie.
Sarò erede del tuo nome, dei tuoi dubbi, ma anche delle tue certezze.

Il mio voto finale è 8/10. Sono rimasta completamente soddisfatta da quest’opera per un motivo in particolare: la sua autenticità. Caterina racconta la sua vita senza troppi fronzoli, colpendo direttamente al cuore dei lettori.

Mi sento di consigliarla a tutti coloro che cercano una storia vera, ricca di emozioni e insegnamenti. Vi invito, dunque, a dare un’opportunità a questa autrice e a immergervi nelle vite di queste due donne dolci e incredibilmente forti.

Amabile inferno di Eleonora Fasolino

Benvenuti, sono molto felice di presentarvi la mia seconda recensione. In questo articolo vi parlerò di un libro molto speciale sotto parecchi punti di vista. In primis questa è la mia prima collaborazione con un’autrice, cosa che mi riempie di orgoglio. Ci tengo, dunque, a ringraziare Eleonora per avermi inviato la sua storia e permesso di recensirla. Spero di essere all’altezza del compito.

Trama:

Roma, Anno del Signore esamidimaturità. Melania Santacroce ha diciotto anni, un gusto eccentrico in fatto di vestiti e i capelli tinti di viola. Afferma di portare una terza scarsa di seno più per ottimismo che per amore della realtà e, quando non si allontana dal mondo per comporre poesie distratte, si interroga sull’efficacia delle taglie dei jeans, su Lord Byron e sulla dubbia puntualità dei mezzi di trasporto capitolini. Sebbene alta e non proprio esile, a volte teme di risultare impercettibile, ma a salvarla dalla banalità del quotidiano sono le uscite al vetriolo che di tanto in tanto ama diffondere con nonchalance. Non è proprio sicura di credere in Dio, ma frequenta una scuola privata di stampo cattolico. Non ama tradurre il greco, ma si accinge ad affrontare l’ultimo anno di liceo classico. Non si è mai innamorata, ma alla fine è arrivato Manfredi Vergara: suo professore e uomo impegnato in una relazione complicata con Dio. Perché Manfredi è un prete. E Melania, che non ha mai assaporato la tentazione, si trasformerà in quella più pericolosa per un uomo che non appartiene nemmeno a se stesso. O forse nel suo amabile inferno.

Recensione:

Quando l’autrice mi ha inviato quest’opera, sono subito rimasta colpita dalla trama. Non avevo ancora iniziato questa lettura, eppure mi ritrovavo già ad ammirare il suo coraggio nello scegliere di narrare un amore fuori da ogni canone, un amore “sbagliato”. Tante sono le storie che parlano di amori sbocciati tra alunne e professori, ma, in questo caso, il professore è anche prete. Ammetto di aver iniziato a leggere con titubanza, temendo di trovare una storia al limite dell’assurdo, eppure così non è stato.

Mai giudicare un libro dalla copertina.

Sin dalle prime pagine ci viene presentato il personaggio di Melania, tanto insicura quanto perseverante nel voler trovare sé stessa, una ragazza unica e così lontana da ogni stereotipo, motivo per il quale non si sente totalmente a suo agio nel suo prestigioso liceo di stampo cattolico. Proprio tra le mura del San Carlo, la vita di Melania si incrocia con quella di Manfredi Vergara, suo professore e prete. Fin da subito la ragazza prova attrazione per quell’uomo così misterioso, ma conscia della situazione, tiene per sé quel sentimento che tanto la spaventa.

Manfredi è così diverso da come me lo aspettavo, è un uomo dallo spiccato senso dell’umorismo e dalla mentalità decisamente aperta, caratteristiche che gli permettono di rapportarsi facilmente con i suoi studenti. E’ sempre pronto ad aiutare le persone che ama e a sfatare falsi miti sulla religione. Ha deciso di dedicare la sua vita a Dio per espiare una vecchia colpa che non smette di tormentarlo, motivo per il quale prova una grande paura per ciò che sente per Melania. Il suo passato lo ha segnato e sarà proprio quella ragazza dai capelli viola a riaccendere in lui la voglia di amare.

Il loro è un amore che cresce piano piano, ricco di consapevolezza e timori. Un amore peccaminoso eppure così travolgente. Un amore che li fa sentire al posto giusto nella situazione più sbagliata. Un amore destinato a rimanere nell’ombra seppur sprigioni una luce accecante. Un amore in grado di rendere, persino l’inferno, amabile.

Sullo sfondo di questa storia, allo stesso tempo dolce e amara, troviamo una Roma eterna e bellissima e le storie di tanti altri personaggi, le cui vite s’incroceranno irrimediabilmente con il passato e il presente dei due protagonisti.

Sono riuscita a terminare questa storia in due giorni, come se non volessi staccarmi dalla realtà di Manfredi, Melania e i loro compagni di avventura. E’ una storia che incanta, inducendoci a sperare nel lieto fine, seppur esso non potrà che essere ben diverso da quelli comuni. Ci propone l’amore in un’ottica totalmente nuova, come una forza in grado di stravolgere anche gli schemi più rigidi della società, nulla a che vedere con il cliché della ragazzina che si invaghisce dell’uomo più grande. Mi sono affezionata a tutti i personaggi, con i loro pregi e i loro difetti, ma Melania, in particolare, mi ha insegnato che il primo passo per amare è imparare ad essere noi stessi anche senza qualcuno al nostro fianco.

Consiglio questo libro a chiunque sia alla ricerca di una storia d’amore per nulla scontata. L’autrice è riuscita a trattare con maestria un tema tanto delicato, senza mai cadere nel melenso e nello scontato, incantandomi dalla prima fino all’ultima pagina. Un ulteriore aspetto che ho adorato è l’uso dell’ironia, la quale rende questa storia, se possibile, ulteriormente coinvolgente.

Voto: 9/10

milk and honey – rupi kaur

Trama
milk and honey è una raccolta di testi di amore, perdita, trauma, violenza, guarigione e femminilità. Si divide in quattro capitoli, ognuno persegue un obiettivo diverso, tratta una sofferenza diversa, guarisce un dolore diverso. milk and honey accompagna chi legge in un viaggio attraverso i momenti più amari della vita e vi trova dolcezza perché la dolcezza è dappertutto, se solo si è disposti a cercarla.

Per questa mia prima recensione, ho scelto un’opera decisamente conosciuta. Questo libro, pubblicato nel duemilaquattordici, è rimasto per lungo tempo sotto le luci della ribalta. Le motivazioni del suo successo sono molteplici e mi piacerebbe evidenziarle, parlando degli importantissimi temi trattati in questo bestseller e mostrandovi alcune delle poesie presenti.

Recensione
Quando ho acquistato questo libro, ero alla ricerca di una lettura diversa, più diretta. Volevo entrare direttamente a contatto con le emozioni dell’autrice, senza il velo di una trama e molteplici personaggi. La copertina nera, raffigurante le sagome di due api, mi ha subito colpita, schietta come il contenuto del libro stesso. Ho deciso di affrontare questa lettura in lingua originale, con la speranza di non perdere nemmeno una sfumatura di ogni parola. Una delle prime pagine indica come l’autrice abbia deciso di organizzare i suoi pensieri, ossia dividendoli in quattro capitoli principali, ognuno dei quali rappresenterà un diverso sentimento: dolore, amore, abbandono e guarigione.

Nel primo capitolo, la sofferenza viene espressa relativamente a diversi tipi di relazioni, da quelle amorose a quelle che legano un padre alla propria figlia. Sono parole pesanti e dirette, quelle che l’autrice decide di adoperare. La donna viene descritta come oggetto inanimato del piacere, talvolta fonte di vergogna per la sua stessa famiglia. Proprio questa poesia descrive il potere distruttore della sofferenza nei legami familiari.

ogni volta che dici a tua figlia che la sgridi per amore le insegni a confondere la rabbia con la bontà e la cosa sembra una buona idea finché lei non cresce e si affida a uomini che le fanno del male perché somigliano tantissimo a te –

Il secondo capitolo descrive l’amore, sentimento in grado di stupire. La stessa autrice si dipinge incredula davanti alle sue tante sfaccettature. E’ un amore dai molteplici destinatari, soprattutto sé stessi. Tale concetto viene apertamente espresso in una breve poesia del capitolo:

sto imparando ad amarlo
amandomi

Il terzo capitolo è, invece, dedicato all’abbandono. Ad emergere è la disillusione, dovuta alla fiducia mal riposta, come un fulmine a ciel sereno. L’amore, in questo caso, ha spinto l’autrice a buttarsi tra le braccia della persona sbagliata. La delusione è difficile da superare, bisogna essere in grado di riavere indietro la propria autonomia.

abbiamo cominciato
in onestà
e allo stesso modo
finiamola

Con il quarto capitolo si arriva, finalmente, alla guarigione. L’autrice, attraversando i tre stadi precedenti, può dirsi maturata e meno fragile nei confronti delle avversità della vita. Sopraggiunge l’accettazione, che spinge a lasciare andare ciò che ci distrugge. E’ ormai giunto il momento di smettere di aspettare qualcuno che ci salvi, siamo noi stessi gli eroi della nostra storia. Dobbiamo iniziare ad apprezzarci di più, con ogni pregio e difetto che ci contraddistingue. Quello stesso mondo che ci ha fatto tanto male, ci ha resi decisamente più forti, pronti a lottare per noi stessi.

Siamo nate tutte
bellissime
la più grande tragedia è
convincersi di non esserlo

Questa è un’opera sincera. Rupi Kaur ci racconta la sua realtà per quella che è. Ogni parola è in grado di graffiarci l’anima, non permettendoci di negare quanto appena appreso. Ogni poesia è in grado di proiettare un’immagine davanti ai nostri occhi, servendosi, inoltre, delle raffigurazioni presenti in quasi ogni pagina.
Questa è un’opera che divide, non tutti sono pronti ad aprirsi alla verità, in quanto non sempre piacevole e rosea.

Rupi Kaur è una ragazza come tante altre, nasce in India, ma all’età di quattro anni si trasferisce con la sua famiglia a Toronto. Date le sue difficoltà nel parlare inglese con gli altri bambini nella sua scuola, viene incoraggiata da sua madre a disegnare e dipingere.. Inizia a scrivere poesie per i compleanni dei suoi amici. Studia retorica e scrittura all’Università di Waterloo. La sua prima mostra viene allestita nel 2009 nel seminterrato del Punjabi Community Health Center a Malton. Tra le sue opere più conosciute c’è il suo saggio fotografico sulle mestruazioni, descritto come un pezzo di poesia visiva destinato a sfidare i tabù della società sul ciclo mestruale. Durante la scuola superiore, inizia a condividere i post scritti in modo anonimo. Dal 2014 inizia a scrivere su Instagram, con l’aggiunta di semplici illustrazioni.
Rupi Kaur è considerata una dei più influenti instapoets, ossia giovani poeti che pubblicano versi principalmente sui social media.

Penso che ogni donna, qualsiasi sia la sua età, dovrebbe leggere quest’opera, poiché consiste in un’onesta rappresentazione della realtà che ci circonda, realtà di donne sopraffatte dalla figura maschile, realtà di padri e figlie, realtà di delusioni, realtà di amore, realtà di rinascita.

Presentazione

Benvenuti nel mio mondo. Io sono Coco e non vedo l’ora di condividere con voi libri, esperienze e tanto altro. Spero che questo piccolo spazio possa essere un luogo piacevole e ospitale.

Benvenuti nel mio piccolo mondo! Io sono Coco e questo è il mio blog. Le motivazioni che mi hanno spinta ad aprirlo sono davvero tante, ma la più importante è la mia passione per la lettura.
Amo leggere per ore e immergermi completamente nei miei libri, vivendo a pieno ogni storia. Quando leggo, mi dimentico del mondo intero, chiudendomi in una bolla di serenità.
Il mio genere preferito è senza ombra di dubbio il Romance, lo so, non spicco per originalità. In questi ultimi mesi, tuttavia, ho iniziato ad aprirmi a nuovi generi, rimanendo piacevolmente colpita. Sono fermamente convinta del fatto che siano i libri a scegliere noi e non il contrario.

Che sciocca, non vi ho ancora detto molto sul mio conto, anche se non so quanto possa interessarvi. Succede sempre così quando mi perdo a parlare delle cose che amo. Comunque, ho quasi diciotto anni e sono una studentessa. Per quanto riguarda il resto, scoprirete tanto altro tramite i miei post e, se vi va, seguendo il mio profilo Instagram.
Prima di chiudere questo primo articolo, ci tenevo a spiegarvi cosa troverete su questo blog. Ho deciso di dedicare principalmente questo spazio alle recensioni dei libri che più mi sono piaciuti, ma ho intenzione di raccontarvi alcune esperienze e tanto altro.

Spero che questo possa essere l’inizio di un’indimenticabile avventura, sia per me che per voi.

All the love, Coco.